La ricerca promossa da Comtel sull’uso di tecnologie biometriche e IA: il focus su sicurezza e protezione
Il Consiglio dei Ministri ha approvato ad agosto i decreti di adeguamento al regolamento europeo sull’Intelligenza Artificiale, introducendo rigide garanzie e il controllo giudiziario per l’uso del riconoscimento facciale e dell’identificazione biometrica nelle attività di polizia. L’intervento del Governo avviene nell’ambito di un progetto europeo che punta a integrare cybersicurezza, identità digitale e Intelligenza Artificiale in un unico quadro normativo e che entro l’anno porterà al debutto dell’European digital identity wallet.
Luigi Fimiani, avvocato, ricercatore della Scuola Superiore Sant’Anna e responsabile della ricerca su Identità, identificazione e tecnologie, e Carlo Nardello, Presidente di Comtel, sono intervenuti nel dibattito sottolineando come in Italia il problema sarebbe rappresentato non tanto dall’assenza di norme, ma dalla loro frammentazione. Una questione che genererebbe “numerose tematiche interpretative che imprese e pubbliche amministrazioni si trovano ad affrontare con incertezza”. Secondo Nardello, “la vera sfida non è rincorrere la tecnologia, ma costruire un quadro di fiducia che permetta all’innovazione di essere adottata con regole certe”. Da questa esigenza è nata infatti la ricerca commissionata dal Centro Studi Comtel alla Scuola Superiore Sant’Anna: offrire a imprese e istituzioni strumenti concreti per orientarsi in un contesto che evolve più rapidamente della regolazione. Sono soprattutto le tecnologie biometriche come scanner di impronte digitali e riconoscimento facciale a richiedere particolare attenzione nel ponderare il bilanciamento tra rischi e opportunità.
“Il tema centrale non è vietare queste tecnologie, ma definire con chiarezza chi risponde delle decisioni e degli eventuali danni lungo tutta la filiera: produttori, sviluppatori, fornitori e utilizzatori”, ha evidenziato Filmiani. Per Nardello, invece, il tema è anche industriale. “L’Europa può trasformare la regolazione in un vantaggio competitivo se riuscirà a creare fiducia. La sicurezza non deve essere percepita come un costo di compliance, ma come un elemento che aumenta il valore delle tecnologie e ne favorisce l’adozione”, ha osservato il Presidente di Comtel. Da qui la proposta di un modello dialogico di collaborazione preventiva tra imprese ed enti pubblici competenti, con sistemi condivisi di gestione del rischio per ridurre l’incertezza regolatoria.
Nel prossimo futuro, il nodo cruciale non sarà dunque l’uso di tali tecnologie – già presenti in molti ambiti – ma la loro affidabilità. La sfida sarà costruire fiducia attorno all’identità digitale. Per farlo, secondo Nardello, c’è però bisogno di un salto culturale. “La tecnologia corre molto più velocemente della consapevolezza. Per questo ricerca, formazione e confronto tra pubblico, università e imprese devono accompagnare l’innovazione, evitando che il dibattito si riduca a una contrapposizione tra sicurezza e privacy”, ha chiarito. L’obiettivo sarà quindi trasformare la ricerca in uno strumento operativo in grado di supportare legislatore e imprese a governare una delle più importanti trasformazioni dell’economia digitale.
Per maggiori informazioni:
https://www.ilsole24ore.com/art/riconoscimento-facciale-ma-non-solo-sfide-biometria-AJDrXPY
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