Good food makers 2026: l’open innovation di Barilla per il foodtech
Il programma Good food makers 2026 torna al suo modello originario con Barilla come unico promotore, forte di un network che ha già sviluppato 26 progetti pilota e vanta oltre 20 collaborazioni tuttora attive, come la tracciabilità della filiera del pesto tramite Connecting food. Le startup e le imprese innovative selezionate per questa edizione collaboreranno a stretto contatto con i team aziendali in un percorso di co-design di otto settimane, avviato con un kick-off presso l’Headquarter di Parma e finalizzato alla realizzazione di una Proof of concept da presentare durante il Demo day. L’iniziativa, supportata dalle competenze di Almacube (hub dell’Università di Bologna e Confindustria Emilia), mira a consolidare un modello di innovazione aperta capace di generare un impatto scalabile, misurabile e di reale valore per l’intera filiera agroalimentare globale.
Per l’edizione 2026, il Gruppo ha delineato tre macro-sfide strategiche orientate al futuro del settore e dell’organizzazione interna. La prima, Next-gen smart onboarding, punta a digitalizzare e personalizzare il trasferimento del know-how tecnico per i nuovi assunti; la seconda, Redefining everyday meals, mira a intercettare le nuove routine globali sviluppando piatti pronti (freschi o surgelati) per consumi individuali e canali alternativi al retail; l’ultima sfida, Mood boost in motion, si concentra invece su snack e mini-pasti funzionali capaci di supportare il benessere emotivo e le performance cognitive dei consumatori. Le tre realtà che supereranno la selezione riceveranno un finanziamento di 10.000 euro ciascuna per lo sviluppo del progetto pilota, ponendo le basi per future e strutturate partnership commerciali con il brand.
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