Il Gruppo Casillo sfida la crisi del settore con l’ingegneria alimentare
Fondato nel 1958 a Corato come realtà molitoria locale, il Gruppo Casillo rappresenta oggi il primo gruppo molitorio italiano e una delle principali potenze mondiali nella trasformazione del grano duro, arrivando a fornire la materia prima lavorata per circa il 70% della pasta prodotta nel Paese. Con un fatturato di 1,5 miliardi di euro, l’azienda pugliese ha affiancato alla storica attività di macinazione un’imponente divisione di trading cerealicolo internazionale. Per superare la volatilità e i margini ridotti tipici del mercato delle commodities, la governance guidata dall’amministratore delegato Francesco Casillo ha orientato il modello di business verso l’alta tecnologia e l’economia circolare. Il processo industriale tradizionale — incentrato sulla separazione tra sfarinati e crusca destinata all’uso zootecnico — è stato riconfigurato sul modello della bioraffineria: una trasformazione strutturale volta a frazionare il chicco per estrarne in modo mirato proteine, fibre, amidi e grassi ad alto valore aggiunto.
Tecnologia brevettata e visione globale: il progetto Altograno e il mercato futuro
Il fulcro di questa svolta scientifica è rappresentato da Altograno, una linea di sfarinati sviluppata in collaborazione con diversi atenei italiani e tutelata da brevetto. La soluzione tecnica risiede nell’impiego del germe di grano disoleato: la preventiva estrazione della componente lipidica previene l’irrancidimento tipico del germe fresco, consentendo di reintrodurre una frazione stabile ricca di proteine e fibre con una shelf life di 12 mesi, destinando l’olio estratto al settore nutraceutico. L’azienda mira a generare la metà della propria redditività da queste soluzioni innovative entro il 2030, sostenendo la crescita attraverso partnership commerciali con grandi player come Puratos e la creazione dell’Agrifood Hub a Corato, centro di ricerca da 15 milioni di investimento. Sul fronte dell’approvvigionamento, Casillo rivendica la necessità di miscelare grani nazionali ed esteri per sostenere i volumi dell’export italiano, ponendo l’accento sulla centralità del know-how di trasformazione industriale rispetto all’origine geografica della materia prima.
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