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Alessia Panizza (K Project): welfare e bonus al posto del curriculum, crescita del 105% in azienda

Alessia Panizza (K Project): welfare e bonus al posto del curriculum, crescita del 105% in azienda

Nel panorama imprenditoriale italiano, dove il 64% dei lavoratori considera il welfare aziendale un fattore decisivo per restare in un’impresa, la selezione del personale si scontra ancora spesso con il muro delle sole competenze tecniche. C’è però chi ha deciso di scardinare questo sistema: Alessia Panizza, CEO di K Project srl e alla guida del Biomedic Clinic & Research a Villa Guardia, in provincia di Como. La sua strategia aziendale ignora i tradizionali curricula per puntare tutto su carattere, soft skills e attitudine all’aiuto. I risultati concreti validano l’efficacia di questa filosofia, registrando una crescita media del 105% negli ultimi tre anni.

Il fulcro del modello di Alessia Panizza risiede nella convinzione che le procedure e l’uso dei software si possano apprendere rapidamente, mentre l’inclinazione profonda alla collaborazione e al supporto reciproco sia una dote caratteriale innata. Applicando questa logica, il gruppo –  che conta circa cinquanta tra dipendenti e collaboratori – ha investito e distribuito negli anni circa mezzo milione di euro in piani di welfare e un milione di euro in bonus legati alla produttività.

Dal punto di vista operativo, la gestione dei benefit sfrutta le agevolazioni fiscali previste dall’articolo 51 del TUIR, che garantisce l’esenzione totale da imposte e contributi per i piani di welfare rivolti alla generalità dei dipendenti. All’interno di K Project, i lavoratori utilizzano questi strumenti principalmente per coprire spese mediche e finanziare viaggi con le famiglie. A questo si aggiungono i bonus monetari, i quali non passano da sgravi fiscali ma vengono sottratti direttamente dall’utile aziendale. Questa forma di redistribuzione pura permette al personale di percepire l’azienda come un progetto comune, aumentando il senso di appartenenza e la motivazione.

Il sistema si regge su una trasparenza totale: ogni settimana le statistiche di produzione di ciascun dipendente sono visibili a tutti e analizzate in un meeting collettivo per l’assegnazione degli incentivi. L’unico rischio monitorato con attenzione è l’assuefazione, ovvero la possibilità che il bonus venga percepito come un diritto acquisito anziché come un valore aggiunto meritato tramite l’impegno. Nonostante lo scetticismo esterno di chi vede nella redistribuzione degli utili un’inutile rinuncia al guadagno della proprietà, i numeri dimostrano il contrario. L’obiettivo a lungo termine di Alessia Panizza rimane ambizioso e concreto: strutturare l’impresa fino a poter garantire una retribuzione minima di 100mila euro l’anno per il collaboratore con la fascia di reddito più bassa.

Fonte: Alessia Panizza (K Project): welfare e bonus al posto del curriculum, crescita del 105% in azienda su TOP MANAGER ONLINE.

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