Decreto Sostegni, Massimo Rizza: “Su contributi e rottamazione indispensabile chiarezza comunicativa”

Massimo Rizza

L’8 aprile sono stati accreditati i primi contributi a fondo perduto per i titolari di partita IVA previsti dal decreto Sostegni. Nel testo definitivo del provvedimento emergenziale, pubblicato in Gazzetta Ufficiale lo scorso 22 marzo, si dà la possibilità a chi esercita attività d’impresa, di lavoro autonomo e a chi percepisce reddito agrario di ricevere un aiuto economico tramite accredito su conto corrente o come credito d’imposta. Massimo Rizza, commercialista con oltre dieci anni di esperienza, mette in guardia sulla quantificazione dei contributi attesi. Dagli organi di stampa e dalle dichiarazioni di alcuni rappresentanti istituzionali, si apprende infatti che tale contributo spetta a coloro che hanno avuto un calo di fatturato superiore al 30% rispetto a quello del 2019 e che la somma ricevuta va da un massimo del 60% a un minimo del 20% della media mensile del calo registrato nel 2020. Per l’esperto si tratta di una modalità di comunicazione che definisce ai limiti dell’illusorio: “Si viene a scoprire poi dal commercialista o dagli addetti ai lavori che ‘la traduzione’ di quanto riportato dai media e da alcuni rappresentanti del Governo è la seguente: i contribuenti riceveranno un contributo a fondo perduto che va da un massimo del 5% a un minimo del 1,67%”. Questo perché il ristoro verrà erogato su base mensile: di conseguenza, le percentuali vanno assunte in dodicesimi rispetto al calo annuale. Ed è il motivo per cui il professionista evidenzia la necessità, soprattutto in un momento storico così complesso, di una informazione corretta e soprattutto chiara a tutti i livelli. Una problematica che secondo Massimo Rizza è alle origini anche del dibattito sulla rottamazione, prevista sempre dal Decreto, delle cartelle esattoriali fino a 5.000 euro del periodo 2000-2010: “Il provvedimento riguarda debiti esattoriali risalenti a più di dieci anni fa e definirlo ‘condono’ è fuori luogo. Agire su cartelle ‘vecchie’ e di importi irrisori (diventati poi importi rilevanti per le sanzioni, gli aggi e gli interessi) è un intervento necessario per snellire le procedure della macchina burocratica ingolfata da cartelle incagliate e dal difficile se non impossibile recupero della somma, sottraendo così tempo e risorse ad una vera efficienza sui recuperi di debiti ‘freschi'”.

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