Giampiero Catone: le “grandi dimissioni”, cosa spinge gli italiani a lasciare il lavoro e come invertire questa tendenza

Giampiero Catone

Un cambio di passo è necessario e va attuato subito: questo è il messaggio forte che traspare dall’editoriale di Giampiero Catone pubblicato su “La Discussione” e incentrato sul delicato tema del boom delle dimissioni. In Italia, infatti, nel 2021 si sono registrate quasi 2 milioni di dimissioni volontarie, un record inaspettato che però, se ci si riflette, è il frutto di un mondo del lavoro che non offre le garanzie e la serenità necessarie per andare avanti. I dati del Ministero del Lavoro sono inquietanti e dimostrano come gli italiani siano in cerca di un nuovo equilibrio tra lavoro e vita personale. L’insoddisfazione deriva da salari bassi, carenza di sostegni, di welfare. Così il numero degli under 40 che hanno deciso di licenziarsi è aumentato del 26%.
Il movimento delle “grandi dimissioni” (“great resignation”) viene dall’America, dove il 56% dei lavoratori motiva le dimissioni parlando di retribuzione insufficiente, non in grado di coprire le spese assicurative e sanitarie. Ma in Italia? “C’è chi cerca quel maggior equilibrio tra vita privata e lavoro”, scrive Giampiero Catone, “chi non crede più alle ambizioni legate ad un lavoro gerarchizzato basato su impegno e produttività, e soprattutto c’è chi lascia perché l’occupazione non concede più possibilità di crescita economica, di soddisfazione professionale e di carriera. In altri versi, troppo lavoro a tempo determinato, una precarietà dilagante e anonima, con scarsi incentivi e nessuna possibilità di migliorare la propria professione e il livello economico”.
La prospettiva non è più quella di “fare” carriera, ma si va di lavoretto in lavoretto. Su questo insistono anche i sindacati, che chiedono la riforma previdenziale in aiuto dei giovani che, “tra precarietà e assunzioni a singhiozzo, avranno dopo i 67 anni un assegno pensionistico basso poco sopra la pensione sociale”.
Giampiero Catone menziona anche il fenomeno delle dimissioni al buio, cioè di chi decide di andarsene senza però avere a disposizione nuove offerte. Una situazione “di stallo e disaffezione” che coinvolge tutte le fasce di età, trasversalmente. “Il futuro ha le sembianze negative della imprevedibilità e di difficoltà crescenti, con impatti rilevanti sulla propria vita quotidiana”. Il periodo storico in cui viviamo, tra pandemia, guerra, inflazione e caro energia, non ha aiutato: servirebbero più servizi di welfare aziendale e più supporto per rispondere ai bisogni sociali. Garanzie che imprese e Stato spesso e volentieri non riescono a dare.
Ma allora, qual è la soluzione per invertire questa rotta? “Servono contratti stabili, così come è necessario investire economicamente sui lavoratori e la loro formazione”, scrive Giampiero Catone. Bisogna inoltre riprendere in mano i temi della riforma del lavoro e della previdenza, che al momento restano drammaticamente fermi.

Per maggiori informazioni:
https://ladiscussione.com/156581/lavoro/fuga-dal-lavoro-precariato-e-salari-bassi-meno-spese-improduttive-alzare-gli-stipendi/

Fonte Giampiero Catone: le “grandi dimissioni”, cosa spinge gli italiani a lasciare il lavoro e come invertire questa tendenza su Portale Economia.

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