Raffaello Molina presenta Prisma, la Fondazione per il recupero dei beni architettonici italiani

Rilanciare il patrimonio edilizio e culturale delle città italiane attraverso percorsi di rigenerazione che mettano al centro edifici pubblici e privati abbandonati all’incuria. È l’obiettivo portato avanti da Fondazione Prisma. Nata a Roma lo scorso gennaio per volontà dell’architetto Raffaello Molina, la no profit opera nel settore della tutela di opere architettoniche e si occupa del recupero di edifici e luoghi dal valore storico. Palazzi, ex siti industriali, musei, cinema, giardini: la mission della Fondazione è quella di coordinare e promuovere progetti edilizi, destinando i beni recuperati alla comunità. Per la Fondazione gli immobili dismessi rappresentano un patrimonio enorme. Il recupero e il riutilizzo di queste strutture, oltre a valorizzare i territori sotto il profilo turistico e commerciale, consentirebbe infatti un rilancio del sistema di relazioni sociali ed umane, permettendo alle comunità interessate di riconoscersi intorno a valori condivisi e a un senso di appartenenza. Un fine nobile ma di difficile attuazione: secondo gli ultimi dati Istat, in Italia sono circa 6 milioni i beni attualmente inutilizzati, per un valore che si attesta sui 340 miliardi di euro, se si prende in considerazione solo il patrimonio pubblico. È proprio dalla complessità del progetto che la Fondazione guidata da Raffaello Molina prende il suo nome. Prisma, acronimo di “Progetti per il Recupero di Immobili destinati allo Sviluppo Multidisciplinare delle Arti”, è infatti quel poliedro capace di separare la luce bianca nelle sue componenti cromatiche. Allo stesso modo la Fondazione, partendo da progetti singoli, intende coinvolgere nella propria mission il maggior numero di attori possibili tra professionisti, aziende e istituzioni.

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