In arrivo il Decreto Sostegni Bis, Massimo Rizza sottolinea l’importanza della chiarezza comunicativa

Lo scorso 25 maggio è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale il Decreto Sostegni Bis contenente “misure urgenti connesse all’emergenza da Covid-19, per le imprese, il lavoro, i giovani, la salute e i servizi territoriali”. L’intervento, proposto dal Presidente del Consiglio Mario Draghi e dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Daniele Franco, prevede uno stanziamento di 40 miliardi di euro, dei quali oltre 15 miliardi sono destinati ai titolari di partita IVA.
Massimo Rizza mette però in guardia i soggetti che intendono presentare istanza per il riconoscimento del contributo sul calcolo relativo alle somme attese. Secondo l’esperto, infatti, già il decreto precedente (il Decreto Sostegni) peccava di poca chiarezza comunicativa. Nel documento si leggeva che il contributo spettasse a coloro che avessero subito un calo del fatturato di almeno il 30% rispetto a quello del 2019 e che l’importo previsto andasse da un massimo del 60% a un minimo del 20% della media mensile del calo registrato. Massimo Rizza già ad aprile denunciava il fatto che si venisse “a scoprire poi dal commercialista o dagli addetti ai lavori che ‘la traduzione’ di quanto riportato dai media e da alcuni rappresentanti del Governo è la seguente: i contribuenti riceveranno un contributo a fondo perduto che va da un massimo del 5% a un minimo dell’1,67%”. Questo succedeva perché il ristoro era erogato su base mensile. Ne conseguiva quindi che le percentuali venivano assunte in dodicesimi rispetto al calo annuale.
Con l’arrivo del Decreto Ristori Bis, l’esperto invita nuovamente a una maggiore chiarezza nelle informazioni fornite dal Governo, una qualità che manca su diversi fronti, come anche nella questione relativa alla rottamazione delle cartelle esattoriali del periodo 2000-2010 con importo fino a 5.000 euro. Massimo Rizza sottolinea infatti che “il provvedimento riguarda debiti esattoriali risalenti a più di dieci anni fa e definirlo ‘condono’ è fuori luogo”. Il commercialista ritiene che “agire su cartelle ‘vecchie’ e di importi irrisori (diventati poi importi rilevanti per le sanzioni, gli aggi e gli interessi) è un intervento necessario per snellire le procedure della macchina burocratica ingolfata da cartelle incagliate e dal difficile se non impossibile recupero della somma, sottraendo così tempo e risorse ad una vera efficienza sui recuperi di debiti ‘freschi'”.

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